L’airbag moto divide ancora i motociclisti. C’è chi non partirebbe più senza e chi lo considera un accessorio eccessivo, costoso o utile soltanto in pista. Ma nel 2025 in Italia sono morti 802 motociclisti sulle strade. Un dato che rende legittima una domanda: se esiste una protezione aggiuntiva per torace e schiena, perché non è obbligatoria?
Sommario
Airbag moto: cominciamo sfatando qualche falso mito
Il primo mito è che l’airbag serva solamente a chi corre.
Non è così. Esistono sistemi progettati specificamente per l’utilizzo stradale e una norma europea, la EN 1621-4, definisce requisiti e metodi di prova per i protettori gonfiabili destinati ai motociclisti.
Curiosamente, nel Motomondiale l’airbag è già obbligatorio: il regolamento FIM 2026 stabilisce che la tuta dei piloti debba essere dotata di un sistema airbag funzionante.
“Con l’airbag non mi faccio male”: falso
Anche il mito opposto è pericoloso.
Un airbag moto non rende invulnerabili. Uno studio dell’osservatorio francese sulla sicurezza stradale ha rilevato una protezione reale del tronco, soprattutto nelle cadute con scivolamento, ma evidenzia anche che negli impatti più violenti possono verificarsi lesioni gravi nonostante l’airbag.
Anche la ricerca scientifica invita alla precisione: simulazioni biomeccaniche hanno mostrato una riduzione della gravità delle lesioni toraciche in determinate condizioni, mentre uno studio pubblicato nel 2025 non ha potuto dimostrare una riduzione statisticamente significativa della mortalità, anche a causa del numero ancora limitato di utilizzatori analizzati.
Se funziona, perché l’airbag moto non è obbligatorio?
Oggi il Codice della Strada italiano impone a conducenti e passeggeri di motocicli l’utilizzo del casco omologato, ma non prevede un obbligo generale di indossare l’airbag.
Attenzione però: “non obbligatorio” non significa “inutile”.
Non esiste nella normativa una singola spiegazione ufficiale del perché l’obbligo non sia stato introdotto. Un eventuale intervento legislativo dovrebbe confrontarsi con costi, differenti tecnologie di attivazione, certificazioni, manutenzione, vestibilità e con la necessità di disporre di evidenze sempre più solide sull’efficacia nei diversi scenari di incidente.
Dovrebbe diventare obbligatorio?
Ed è qui che il dibattito diventa interessante.
Obbligarlo potrebbe aumentare rapidamente il numero di motociclisti protetti. Dall’altra parte, imporre oggi un dispositivo relativamente costoso e tecnologicamente non uniforme potrebbe essere una misura prematura.
Forse prima dell’obbligo esiste una strada intermedia: incentivi all’acquisto, maggiore informazione e diffusione delle protezioni certificate.
Ma una domanda rimane: se in pista l’airbag è considerato abbastanza importante da essere obbligatorio, quanto tempo passerà prima che iniziamo a considerarlo normale anche su strada?
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