L’interfono moto divide i motociclisti. Per alcuni è diventato indispensabile: navigatore nelle orecchie, comunicazione con il passeggero, musica e possibilità di parlare con un altro motociclista. Per altri, invece, andare in moto significa proprio staccare da telefonate, notifiche e conversazioni.
Chi ha ragione? Probabilmente entrambi. Perché la vera differenza non la fa l’interfono, ma come viene utilizzato.
Sommario
Interfono moto: perché può migliorare un viaggio
Pensiamo a un viaggio in coppia. “Fermiamoci al prossimo distributore”, “ho bisogno di una pausa”, “attenzione, c’è ghiaia”: senza interfono bisogna affidarsi ai gesti o attendere una sosta.
Lo stesso vale per le indicazioni GPS. Ricevere una svolta tramite audio può evitare di controllare continuamente lo smartphone o il navigatore.
L’interfono può quindi rendere il viaggio più organizzato e naturale, soprattutto con un passeggero o durante le uscite con un altro motociclista.
Ma può diventare una distrazione?
Sì, e ignorarlo sarebbe sbagliato.
Uno studio pubblicato su Accident Analysis & Prevention, condotto su 418 motociclisti, ha trovato un’associazione tra errori di guida e maggiore coinvolgimento in attività distraenti. Tra quelle riportate più frequentemente figuravano navigazione, ascolto di musica e regolazione dei dispositivi. Lo studio non dimostra che l’interfono sia di per sé pericoloso, ma ricorda un principio importante: anche l’audio occupa una parte della nostra attenzione.
Una telefonata impegnativa, musica troppo alta o continui comandi durante una strada difficile possono quindi togliere qualcosa al piacere — e soprattutto alla concentrazione — della guida.
Quindi interfono sì o no?
La soluzione più sensata è usarlo come strumento di supporto, non come centro dell’esperienza.
Volume moderato, poche operazioni durante la marcia e configurazione effettuata prima di partire. Il Codice della Strada vieta dispositivi che richiedono di togliere le mani dalla guida e le cuffie sonore, mentre consente sistemi vivavoce o dotati di auricolare alle condizioni previste dall’articolo 173.
La strada deve sempre rimanere la priorità.
ID221 A2s e A2 Pro: due modi di intendere l’interfono
Su eVendor.it è possibile trovare, tra gli altri, ID221 A2s e ID221 A2 Pro.
L’A2s punta sull’essenziale: comunicazione tra due persone, Bluetooth 5.2, DSP per la riduzione del rumore e collegamento contemporaneo a due dispositivi. Il produttore dichiara inoltre batteria da 800 mAh, fino a 35 ore di utilizzo e protezione IPX6.
L’A2 Pro aggiunge funzioni pensate per chi desidera qualcosa in più, come condivisione della musica, audio mixing durante l’interfono e illuminazione RGB.
SST Speak&Ride e Speak&Ride Pro
Un’altra alternativa disponibile nella gamma è SST Speak&Ride. È una soluzione più semplice, dedicata soprattutto a musica, GPS e gestione delle chiamate tramite Bluetooth 5.2.
Il Speak&Ride Pro aggiunge invece la comunicazione interfono tra due motociclisti, con una distanza dichiarata fino a 500 metri, tecnologia antirumore e possibilità di mantenere musica o indicazioni GPS durante la conversazione.
L’interfono rovina davvero il piacere della moto?
Può farlo, se trasforma il casco in un ufficio.
Ma può ottenere esattamente l’effetto contrario quando evita di cercare il telefono, permette di comunicare una situazione importante o elimina lo stress di capire dove andare.
Forse la domanda, quindi, non è “interfono sì o no?”, ma: quanto vogliamo rimanere connessi quando siamo in moto?
La tecnologia dovrebbe accompagnare il viaggio. Non prendere il posto del viaggio.
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